La spiritualità malinconica di Anuradhapura

Siccome non mi accontento di viaggiare solo di giorno, stanotte ho sognato di tornare in Sri Lanka e portare con me le mie amiche Anna, Maria e Barbara. Quindi il post di oggi è d’obbligo, non posso che parlarvi della lacrima dell’India che mi ha permesso di conoscere una spiritualità profonda e un popolo forte, sebbene malinconico, che è riuscito ad andare avanti nonostante lo tzunami di cui, a distanza di 13 anni, porta ancora i segni.

Non c’è mai abbastanza spazio per raccontarvi tutti i percorsi, così ho scelto di scrivere del triangolo culturale dell’isola, dove le antiche dinastie cingalesi fondarono le loro capitali. Per secoli la natura ha sommerso intere città, templi in rovina e siti sacri. Da più di cento anni sono attive campagne di scavi archeologici per riportare alla luce un’enorme stratificazione storica sulla quale la foresta si era ripresa il suo posto. Per tre giorni abbiamo vagato – è il caso di dirlo – nel cuore dell’isola, tra gli imponenti Dagoba di Polonnaruwa e a caccia di statue del Buddha nelle grotte rupestri di Dambulla. Il luogo per me più affascinante è una delle capitali millenaria dell’isola, Anuradhapura, dove siamo entrati in contatto con la fede degli abitanti dello Sri Lanka e abbiamo osservato la forza interiore di queste persone, sempre immerse in profonde meditazioni. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è stata la loro capacità di pregare a piedi nudi, camminando lentamente sui pavimenti infuocati attorno ai templi. Porto nel cuore l’immagine di una classe di bimbi piccoli, tutti scalzi, che scappavano gridando e ridendo per non bruciarsi i piedi nell’attraversare la zona esterna. La città è un punto di riferimento sia per i buddisti, che l’hanno consacrata, che per gli induisti e secondo una leggenda sarebbe questa l’antica capitale del re Asura Ravana, protagonista del libro religioso induista Ramayana. Un’altra cosa che ricordo con piacere è stato il mio passaggio sotto lo Sri Maha Bodhi, un albero di bodhi piantato da un pollone dell’originale albero del bodhi sotto cui Siddhartha ottenne l’illuminazione, i Nirvana e lo stato di Buddha. Da qui un monaco arrampicato sui rami della pianta mi buttò addosso tre foglie che ancora conservo. L’albero fu piantato 228 anni prima della nascita di Gesù ed è il più antico di cui si conosca la data di nascita.

A circa 85 chilometri da Anuradhapura c’è un altro luogo che vi consiglio di non perdervi. Si tratta della collina sacra a re e sacerdoti di Sigiriya, fondata sulla placca magmatica di un vulcano e alta 370 metri, a picco da tutte le sue pareti. Dopo aver superato un percorso di fossati e giardini, potrete iniziare la salita passando tra terrazze affrescate e panorami mozzafiato. Qui visiterete le rovine del palazzo-fortezza costruito durante il regno di re Kasyapa e le sue cisterne, ancora piene d’acqua. Sigirya è uno degli otto siti UNESCO dello Sri Lanka. Le scale terminano nel punto più alto della roccia, dove noi siamo orgogliosamente arrivati. Vi lascio la fotina ricordo, per chi non ci credesse!

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